Data di Pubblicazione:
2011
Abstract:
Gli attuali progressi in ambito tecnologico e scientifico riguardo alle cure intensive neonatali
ha consentito, anche in quelle gestazioni di poche settimane, ai bambini pretermine una maggiore
probabilità di sopravvivenza,in condizioni migliori (Nati per vivere: Imbasciati et al, 2009), e gli
attuali studi si sono focalizzati ad indagare la “qualità”dello sviluppo e della vita di questi bimbi, per
poter fornire loro e alle loro famiglie un’assistenza sempre più individualizzata e specializzata (Als
et.al. 1994).Attualmente vengono messe in evidenza nuove problematiche nello sviluppo psichico,
sociale e relazionale. La prematurità ha perso progressivamente la sua connotazione di unicità e
centralità nella genesi dei disturbi somatici infantili ed è stata contestualizzata in una visione più
globale di sviluppo, considerato come il risultato dell’interazione di molteplici fattori: in particolare
quelli relativi all’ambiente socio-affettivo-relazionale (Muller-Nix, Ansermet, 2009) che avrebbero
una notevole incidenza sulla vulnerabilità del prematuro. Questa infatti viene influenzata e modulata
in senso facilitante o ostacolante dall’ambiente che circonda il bimbo in relazione alle differenti
modalità di contatto e di cura . Nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale viene infatti a mancare la
funzione delle figure primarie mentre molteplici caregiver, spesso però attraverso mezzi tecnologici
si prendono cura del bimbo.
Il nato a termine pur tuttavia è un individuo in continua interazione con il suo ambiente fisico
e sociale, in grado di comunicare attraverso il proprio comportamento e le sue capacità motorie e
relazionali: Brazelton (1973) rileva come il neonato a termine, sia dotato, alla nascita, di competenze
che gli consentono di interagire con chi si prende cura di lui, rispondendo alle stimolazioni
6
ambientali, con modalità conformi al suo stato di benessere: attraverso la scala NBAS (Neonatal
Behavioral Assessment Scale) si valuta il comportamento e le competenze del bimbo alla nascita. La
NBAS consente di rilevare un "profilo" del neonato, permettendo anche di condividere con i genitori
le qualità del comportamento del bambino: ciò aiuta l’accudimento.
Anche il neonato pretermine viene considerato rispetto alle sue competenze: non è certo
come un neonato a termine, ma tuttavia un individuo competente, il cui funzionamento che sarebbe
appropriato ad un ambiente intrauterino è inappropriato per l’ambiente extrauterino. Als,
riprendendo le ipotesi di Brazelton, considera il bambino pretermine un collaboratore attivo, con
capacità di interagire direttamente con chi si prende cura di lui e con l’ambiente: la sua Scala APIB
(Assessment of Preterm Infant Behaviour) è mirata infatti alla valutazione del comportamento del
nato pretermine ( Als et al.1982), e viene utilizzata per neonati pretermine/ad alto rischio in età
gestazionale compresa tra le 36 e le 44 settimane di vita che siano in condizioni cliniche stabili.
Prendendo in considerazione la scala NBAS costruita da Brazelton per valutare il comportamento
del neonato a termine, Als definisce che è possibile valutare le capacità del pretermine attraverso
una metodologia dell’osservazione delle sue modalità comportamentali e delle strategie utilizzate
per adattarsi alle proposte sociali ed ambientali. Il neonato pretermine comunica il suo stato di
benessere e/o di disagio tramite indicatori comportamentali, che vanno individuati e valutati, e che
consentono così di poter meglio strutturare strategie assistenziali e di accudimento, adeguate alle
sue capacità.
ha consentito, anche in quelle gestazioni di poche settimane, ai bambini pretermine una maggiore
probabilità di sopravvivenza,in condizioni migliori (Nati per vivere: Imbasciati et al, 2009), e gli
attuali studi si sono focalizzati ad indagare la “qualità”dello sviluppo e della vita di questi bimbi, per
poter fornire loro e alle loro famiglie un’assistenza sempre più individualizzata e specializzata (Als
et.al. 1994).Attualmente vengono messe in evidenza nuove problematiche nello sviluppo psichico,
sociale e relazionale. La prematurità ha perso progressivamente la sua connotazione di unicità e
centralità nella genesi dei disturbi somatici infantili ed è stata contestualizzata in una visione più
globale di sviluppo, considerato come il risultato dell’interazione di molteplici fattori: in particolare
quelli relativi all’ambiente socio-affettivo-relazionale (Muller-Nix, Ansermet, 2009) che avrebbero
una notevole incidenza sulla vulnerabilità del prematuro. Questa infatti viene influenzata e modulata
in senso facilitante o ostacolante dall’ambiente che circonda il bimbo in relazione alle differenti
modalità di contatto e di cura . Nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale viene infatti a mancare la
funzione delle figure primarie mentre molteplici caregiver, spesso però attraverso mezzi tecnologici
si prendono cura del bimbo.
Il nato a termine pur tuttavia è un individuo in continua interazione con il suo ambiente fisico
e sociale, in grado di comunicare attraverso il proprio comportamento e le sue capacità motorie e
relazionali: Brazelton (1973) rileva come il neonato a termine, sia dotato, alla nascita, di competenze
che gli consentono di interagire con chi si prende cura di lui, rispondendo alle stimolazioni
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ambientali, con modalità conformi al suo stato di benessere: attraverso la scala NBAS (Neonatal
Behavioral Assessment Scale) si valuta il comportamento e le competenze del bimbo alla nascita. La
NBAS consente di rilevare un "profilo" del neonato, permettendo anche di condividere con i genitori
le qualità del comportamento del bambino: ciò aiuta l’accudimento.
Anche il neonato pretermine viene considerato rispetto alle sue competenze: non è certo
come un neonato a termine, ma tuttavia un individuo competente, il cui funzionamento che sarebbe
appropriato ad un ambiente intrauterino è inappropriato per l’ambiente extrauterino. Als,
riprendendo le ipotesi di Brazelton, considera il bambino pretermine un collaboratore attivo, con
capacità di interagire direttamente con chi si prende cura di lui e con l’ambiente: la sua Scala APIB
(Assessment of Preterm Infant Behaviour) è mirata infatti alla valutazione del comportamento del
nato pretermine ( Als et al.1982), e viene utilizzata per neonati pretermine/ad alto rischio in età
gestazionale compresa tra le 36 e le 44 settimane di vita che siano in condizioni cliniche stabili.
Prendendo in considerazione la scala NBAS costruita da Brazelton per valutare il comportamento
del neonato a termine, Als definisce che è possibile valutare le capacità del pretermine attraverso
una metodologia dell’osservazione delle sue modalità comportamentali e delle strategie utilizzate
per adattarsi alle proposte sociali ed ambientali. Il neonato pretermine comunica il suo stato di
benessere e/o di disagio tramite indicatori comportamentali, che vanno individuati e valutati, e che
consentono così di poter meglio strutturare strategie assistenziali e di accudimento, adeguate alle
sue capacità.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
nascita pretermine, apprendimenti, relazione genitore-bambino
Elenco autori:
Cena, Loredana; Imbasciati, A.
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