Data di Pubblicazione:
2005
Abstract:
LONG ABSTRACT.
§ INTRODUZIONE (CONTESTO DI RIFERIMENTO).
Nel decennio precedente allo sviluppo della ricerca, vi è stato un crescente impulso da parte di studiosi, società di consulenza, associazioni professionali nel sollecitare le aziende a comunicare più di quanto fosse loro imposto dalla normativa e dalle regolamentazioni di riferimento, prevalentemente centrate sul profilo “contabile” della gestione. La gestione aziendale risulta così complessa e ricca di ambiti importanti che chiunque sia interessato all’analisi del suo andamento economico (i diversi stakeholder) deve poter conoscere: per tale ragione il bilancio, inteso nella sua tradizionale accezione prettamente “contabile”, non è da solo in grado di soddisfare tale crescente ed articolato fabbisogno informativo, soprattutto se inteso in modo tradizionale. Alcune aziende hanno pertanto iniziato a prendere coscienza di questa accresciuta domanda, inserendo su base volontaria ulteriori informazioni nel loro tipico documento periodico a rilevanza esterna, proprio costituito dal bilancio e dai suoi allegati. Il grado di disclosure sulla gestione tende così ad ampliarsi, favorendo il migliore apprezzamento della situazione aziendale da parte degli utenti interessati. Tuttavia, di là delle enunciazioni, la valutazione del reale grado di apertura informativa verso l’esterno richiede indagini sistematiche, oggetto della ricerca.
§ SCOPO.
Il volume che comprende il capitolo, contiene i risultati di un’ampia ricerca volta a determinare in che misura le aziende italiane, quotate e non, comunicano nei loro bilanci informazioni di tipo volontario. L’obiettivo complessivo del volume consiste pertanto nel fornire un contributo all’apprezzamento del grado di disclosure volontaria delle aziende italiane. Tenuto conto che nella realtà del nostro Paese le società quotate esprimono una frazione molto limitata dell’universo delle aziende, si è ritenuto opportuno estendere tale indagine anche alle società non quotate, sia pur caratterizzate da una dimensione ampia, generalmente non approfondite in altri studi. Inoltre, considerando le concrete differenziazioni esistenti tra le imprese, si è ritenuto opportuno declinare l’analisi in base al settore di attività, in quanto anche studi recenti (ad esempio Fasb, 2001; Di Piazza – Eccles, 2002) evidenziano come l’informativa volontaria debba essere specifica per settore, tenuto conto del fatto che ciascuno presenta delle peculiarità gestionali (produttive, competitive, socio-ambientali, ecc.) tali da rendere necessario lo sviluppo di autonomi modelli di disclosure. Nell’ambito della ricerca, visto il suo carattere sperimentale e preliminare, si è utilizzata una definizione assai ampia di settore, anche se in taluni casi si è cercato di circoscriverne i confini: analisi successive potrebbero maggiormente enfatizzare comparti specifici di attività o, comunque, identificare gruppi strategici caratterizzati da comunanza di fattori critici, in grado di guidare più efficacemente i processi comunicativi comuni.
Il volume è composto da cinque capitoli: nel primo vengono definiti i tratti caratteristici ed i modelli di riferimento dell’informativa volontaria; il secondo capitolo descrive i profili informativi indagati che coprono, nel loro complesso, i più significativi ambiti di interesse dell’informativa volontaria e le singole variabili ad essi riconducibili; i successivi tre capitoli, invece, fanno esplicito riferimento ai risultati dell’analisi empirica, completati da analisi di ordine qualitativo e interpretativo.
Nell’ambito del quadro delineato, lo scopo del capitolo è proporre la sintesi commentata dei risultati emersi nella ricerca, con riferimento ai settori di attività. Obiett
§ INTRODUZIONE (CONTESTO DI RIFERIMENTO).
Nel decennio precedente allo sviluppo della ricerca, vi è stato un crescente impulso da parte di studiosi, società di consulenza, associazioni professionali nel sollecitare le aziende a comunicare più di quanto fosse loro imposto dalla normativa e dalle regolamentazioni di riferimento, prevalentemente centrate sul profilo “contabile” della gestione. La gestione aziendale risulta così complessa e ricca di ambiti importanti che chiunque sia interessato all’analisi del suo andamento economico (i diversi stakeholder) deve poter conoscere: per tale ragione il bilancio, inteso nella sua tradizionale accezione prettamente “contabile”, non è da solo in grado di soddisfare tale crescente ed articolato fabbisogno informativo, soprattutto se inteso in modo tradizionale. Alcune aziende hanno pertanto iniziato a prendere coscienza di questa accresciuta domanda, inserendo su base volontaria ulteriori informazioni nel loro tipico documento periodico a rilevanza esterna, proprio costituito dal bilancio e dai suoi allegati. Il grado di disclosure sulla gestione tende così ad ampliarsi, favorendo il migliore apprezzamento della situazione aziendale da parte degli utenti interessati. Tuttavia, di là delle enunciazioni, la valutazione del reale grado di apertura informativa verso l’esterno richiede indagini sistematiche, oggetto della ricerca.
§ SCOPO.
Il volume che comprende il capitolo, contiene i risultati di un’ampia ricerca volta a determinare in che misura le aziende italiane, quotate e non, comunicano nei loro bilanci informazioni di tipo volontario. L’obiettivo complessivo del volume consiste pertanto nel fornire un contributo all’apprezzamento del grado di disclosure volontaria delle aziende italiane. Tenuto conto che nella realtà del nostro Paese le società quotate esprimono una frazione molto limitata dell’universo delle aziende, si è ritenuto opportuno estendere tale indagine anche alle società non quotate, sia pur caratterizzate da una dimensione ampia, generalmente non approfondite in altri studi. Inoltre, considerando le concrete differenziazioni esistenti tra le imprese, si è ritenuto opportuno declinare l’analisi in base al settore di attività, in quanto anche studi recenti (ad esempio Fasb, 2001; Di Piazza – Eccles, 2002) evidenziano come l’informativa volontaria debba essere specifica per settore, tenuto conto del fatto che ciascuno presenta delle peculiarità gestionali (produttive, competitive, socio-ambientali, ecc.) tali da rendere necessario lo sviluppo di autonomi modelli di disclosure. Nell’ambito della ricerca, visto il suo carattere sperimentale e preliminare, si è utilizzata una definizione assai ampia di settore, anche se in taluni casi si è cercato di circoscriverne i confini: analisi successive potrebbero maggiormente enfatizzare comparti specifici di attività o, comunque, identificare gruppi strategici caratterizzati da comunanza di fattori critici, in grado di guidare più efficacemente i processi comunicativi comuni.
Il volume è composto da cinque capitoli: nel primo vengono definiti i tratti caratteristici ed i modelli di riferimento dell’informativa volontaria; il secondo capitolo descrive i profili informativi indagati che coprono, nel loro complesso, i più significativi ambiti di interesse dell’informativa volontaria e le singole variabili ad essi riconducibili; i successivi tre capitoli, invece, fanno esplicito riferimento ai risultati dell’analisi empirica, completati da analisi di ordine qualitativo e interpretativo.
Nell’ambito del quadro delineato, lo scopo del capitolo è proporre la sintesi commentata dei risultati emersi nella ricerca, con riferimento ai settori di attività. Obiett
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Informativa volontaria; disclosure; settori economici
Elenco autori:
Teodori, Claudio
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
L'informativa volontaria per settori di attività.