Publication Date:
2015
Abstract:
Le prime concezioni psicoanalitiche sullo sviluppo infantile si sono fondate
sul modello energetico-pulsionale intrapsichico freudiano centrato su una serie di fasi di sviluppo, focalizzate sul complesso
edipico come nucleo centrale della vita psichica. Pur avendo intuito l’importanza
relazionale e i processi di tranfert e controtransfert presenti nel
processo analitico, Freud ha tuttavia strutturato principalmente la sua teorizzazione
su processi di difesa dalle pulsioni.
L’importanza della relazione primaria del bambino con i suoi genitori,
viene invece ritenuta di considerevole importanza da Ferenczi (1929) per
lo sviluppo della personalità. Sarà la Klein a portare l’attenzione prevalente
sulla relazione, anche se la sua “psicoanalisi dei bambini” viene condotta
individualmente.
La Klein (1932) struttura la tecnica del gioco dimostrando come tale
tecnica permetta di rispettare nell’analisi infantile i principi teorici e tecnici
su cui si fonda l’analisi degli adulti. Nella situazione di gioco, i bimbi
possono esprimere aspetti di sé e fantasie inconsce delle proprie interazioni
con i genitori che possono venire interpretati dall’analista attraverso
le libere associazioni, come per i sogni nell’adulto. Nel gioco il bambino
esprime sentimenti precoci che possono essere osservati mentre vengono
vissuti e riattualizzati durante l’azione ludica. Il merito della Klein
sta nell’aver colto il ripetersi di certi accadimenti nella psiche del bambino,
evidenziando in ambito teorico processi costanti della mente infantile:
ciò ha consentito un passaggio dalla osservazione clinica a successive
formulazioni teoriche dello sviluppo psichico infantile. L’autrice evidenzia l’importanza dell’analisi del transfert, quando si attiva un intervento psicoterapeutico
con il bimbo: questo argomento ha sollecitato non poche discussioni
e controversie soprattutto in opposizione a Anna Freud. Questa
infatti (1965), al contrario della Klein, ritiene che la tecnica del gioco non
possa essere utilizzata similmente alle libere associazioni dell’adulto, perché
il bimbo, non avendo consapevolezza di essere in analisi, non riesce
a rappresentarsi la sua guarigione e dunque non potrebbe attivare il transfert
sul terapeuta. Attraverso la tecnica dell’osservazione infantile, interviene
con i bimbi mediante tecniche dirette e molto attive, sensibilizzandoli
al loro disagio.
Winnicott evidenzia come “A uno stadio molto precoce non è logico pensare
a un individuo. Se si comincia a descrivere un bambino si scoprirà che
si sta descrivendo un bambino e qualcun altro. Un bambino non può esistere
da solo, ma è sostanzialmente una parte di una relazione” (Winnicott, 1987).
Bion (1962) propone il concetto di “rêverie materna”, definita come quel
particolare “stato sognante” in cui la madre dialoga con il proprio bambino,
accogliendo i suoi stati affettivi negativi e restituendoglieli “bonificati”,
cioè con una attribuzione di significato. Questo gli consente di poter così
elaborare altre modalità di pensiero.
Dunque, soprattutto con Winnicott (1970) e successivamente con
Kreisler (1981), è stato possibile focalizzare meglio l’importanza, per lo sviluppo
mentale precoce, della influenza della relazione con la figura di accudimento
primaria: è la qualità dunque della relazione a determinare lo
stato di salute psichica e psicosomatica dello sviluppo ed è l’influenza della
relazione con la figura di accudimento primaria a favorire la manifestazione
di problematiche che possano anche sfociare in patologie. Osservando
le prime interazioni madre-neonato si può evidenziare come l’effetto patogeno
di vissuti rimossi sia agito dalla madre nell’interazione precoce
sul modello energetico-pulsionale intrapsichico freudiano centrato su una serie di fasi di sviluppo, focalizzate sul complesso
edipico come nucleo centrale della vita psichica. Pur avendo intuito l’importanza
relazionale e i processi di tranfert e controtransfert presenti nel
processo analitico, Freud ha tuttavia strutturato principalmente la sua teorizzazione
su processi di difesa dalle pulsioni.
L’importanza della relazione primaria del bambino con i suoi genitori,
viene invece ritenuta di considerevole importanza da Ferenczi (1929) per
lo sviluppo della personalità. Sarà la Klein a portare l’attenzione prevalente
sulla relazione, anche se la sua “psicoanalisi dei bambini” viene condotta
individualmente.
La Klein (1932) struttura la tecnica del gioco dimostrando come tale
tecnica permetta di rispettare nell’analisi infantile i principi teorici e tecnici
su cui si fonda l’analisi degli adulti. Nella situazione di gioco, i bimbi
possono esprimere aspetti di sé e fantasie inconsce delle proprie interazioni
con i genitori che possono venire interpretati dall’analista attraverso
le libere associazioni, come per i sogni nell’adulto. Nel gioco il bambino
esprime sentimenti precoci che possono essere osservati mentre vengono
vissuti e riattualizzati durante l’azione ludica. Il merito della Klein
sta nell’aver colto il ripetersi di certi accadimenti nella psiche del bambino,
evidenziando in ambito teorico processi costanti della mente infantile:
ciò ha consentito un passaggio dalla osservazione clinica a successive
formulazioni teoriche dello sviluppo psichico infantile. L’autrice evidenzia l’importanza dell’analisi del transfert, quando si attiva un intervento psicoterapeutico
con il bimbo: questo argomento ha sollecitato non poche discussioni
e controversie soprattutto in opposizione a Anna Freud. Questa
infatti (1965), al contrario della Klein, ritiene che la tecnica del gioco non
possa essere utilizzata similmente alle libere associazioni dell’adulto, perché
il bimbo, non avendo consapevolezza di essere in analisi, non riesce
a rappresentarsi la sua guarigione e dunque non potrebbe attivare il transfert
sul terapeuta. Attraverso la tecnica dell’osservazione infantile, interviene
con i bimbi mediante tecniche dirette e molto attive, sensibilizzandoli
al loro disagio.
Winnicott evidenzia come “A uno stadio molto precoce non è logico pensare
a un individuo. Se si comincia a descrivere un bambino si scoprirà che
si sta descrivendo un bambino e qualcun altro. Un bambino non può esistere
da solo, ma è sostanzialmente una parte di una relazione” (Winnicott, 1987).
Bion (1962) propone il concetto di “rêverie materna”, definita come quel
particolare “stato sognante” in cui la madre dialoga con il proprio bambino,
accogliendo i suoi stati affettivi negativi e restituendoglieli “bonificati”,
cioè con una attribuzione di significato. Questo gli consente di poter così
elaborare altre modalità di pensiero.
Dunque, soprattutto con Winnicott (1970) e successivamente con
Kreisler (1981), è stato possibile focalizzare meglio l’importanza, per lo sviluppo
mentale precoce, della influenza della relazione con la figura di accudimento
primaria: è la qualità dunque della relazione a determinare lo
stato di salute psichica e psicosomatica dello sviluppo ed è l’influenza della
relazione con la figura di accudimento primaria a favorire la manifestazione
di problematiche che possano anche sfociare in patologie. Osservando
le prime interazioni madre-neonato si può evidenziare come l’effetto patogeno
di vissuti rimossi sia agito dalla madre nell’interazione precoce
CRIS type:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
relazione genitore-bambino,regolazione madre-bambino,sintonizzazione affettiva,interventi precoci, consultazione terapeutica
List of contributors:
Cena, Loredana
Book title:
Psicologia Clinica Perinatale per le professioni Sanitarie e Psicosociali. Genitorialità e origine della mente nel bambino. VOLUME 2