Cena Loredana-La vita psichica primaria: movimenti fetali e origini neurobiologiche dell’Intersoggettività
Chapter
Publication Date:
2015
Abstract:
Nel presente lavoro si vuole focalizzare il ruolo della motricità fetale
nella comunicazione che intercorre tra la gestante e il suo bimbo e che,
dopo le comunicazioni umorali dei primi mesi di gravidanza, conferisce
a questa comunicazione un carattere più strettamente psichico, fondando
una effettiva “relazione”, che sarà la matrice non solo delle vicende psicosomatiche
perinatali, ma anche del futuro sviluppo psichico del neonato e
del bimbo.
Milani Comparetti riferisce della motricità del “bambino in utero” (Milani
Comparetti, 1981) utilizzando in specifico la terminologia “bambino”
per sottolineare che usare il termine feto pone troppe differenze tra il periodo
della vita pre e postnatale: in realtà c’è tutta una continuità motoria
nello sviluppo, dai primi patterns motori primari – PMP – individuati presenti
dalla decima alla ventesima settimana, propri della specie e senza finalità
funzionale, fino ai movimenti con valenze attive, e quindi comunicative.
Prechtl (1984) fa riferimento ad una relazione di continuità tra tutta
la motricità prenatale e quella dopo la nascita, mentre la maggior parte di
altri autori la individuano solo in certi aspetti comportamentali, come ad esempio nei movimenti di stretching-rolling (Patrick, 1982), o nella ciclicità motoria ricorrente durante gli stati di sonno (Robertson, 1985, 1987),
oppure in riferimento al movimento degli occhi e del corpo sempre durante
gli stati di sonno (Pillai, James 1990). Le differenze sessuali sono un’altra
variabile considerata dalla ricerca sperimentale (Almli, Ball, Wheeler,
2001), che dimostra una continuità tra i movimenti pre-natali e perinatali
più evidente nelle femmine che nei maschi, sempre circoscritta agli stati
di sonno.
Nella vita fetale viene prodotto un numero enorme di cellule nervose e
di sinapsi: l’esercizio motorio sembrerebbe essere funzionale perché alcune
parti del sistema nervoso che si manifestano efficaci possano rimanere,
mentre le altre regrediscono. Alcuni movimenti come la rotazione del
capo e gli stiramenti non hanno una funzione durante la vita intrauterina,
ma successivamente, perché necessari per la partecipazione attiva del
bambino durante il parto. Anche nei movimenti non coordinati si possono
individuare caratteristiche funzionali, come ad esempio l’attivazione dei
muscoli estensori e flessori, prodromici di una successiva deambulazione
precoce.
Il movimento ha la funzione di permettere la specializzazione e il consolidamento
anche del midollo spinale, che con l’encefalo controllerà e guiderà
il movimento della vita postnatale. Dunque l’attività motoria serve al
feto per imparare progressive ulteriori capacità di movimenti più organizzati.
Ragionevole è allora considerare quanto la risposta materna possa modulare
tali apprendimenti.
Mentre le caratteristiche dei movimenti fetali e la loro epoca di insorgenza
sembrano stabili, almeno nelle gravidanze fisiologiche, si riscontrano
invece differenze interindividuali nella frequenza dei vari tipi di movimento riscontrabili
in correlazione con le modalità di azioni quotidiane della madre, connesse
principalmente ai ritmi sonno-veglia. La specificità motoria, come per altre
competenze riscontrabili nello sviluppo, definisce le peculiari caratteristiche
che contraddistinguono un feto dall’altro, che potremmo forse, azzardando,
chiamare una sorta di “identità fetale”. Al momento attuale non
conosciamo bene il significato che queste differenze tra un feto e l’altro potranno
avere sulla vita futura del bambino ed in particolare sulle caratteristiche
postnatali del comportamento, tuttavia è
ragionevole supporre che abbiamo una qualche relazione con la successiva
costruzione dell
nella comunicazione che intercorre tra la gestante e il suo bimbo e che,
dopo le comunicazioni umorali dei primi mesi di gravidanza, conferisce
a questa comunicazione un carattere più strettamente psichico, fondando
una effettiva “relazione”, che sarà la matrice non solo delle vicende psicosomatiche
perinatali, ma anche del futuro sviluppo psichico del neonato e
del bimbo.
Milani Comparetti riferisce della motricità del “bambino in utero” (Milani
Comparetti, 1981) utilizzando in specifico la terminologia “bambino”
per sottolineare che usare il termine feto pone troppe differenze tra il periodo
della vita pre e postnatale: in realtà c’è tutta una continuità motoria
nello sviluppo, dai primi patterns motori primari – PMP – individuati presenti
dalla decima alla ventesima settimana, propri della specie e senza finalità
funzionale, fino ai movimenti con valenze attive, e quindi comunicative.
Prechtl (1984) fa riferimento ad una relazione di continuità tra tutta
la motricità prenatale e quella dopo la nascita, mentre la maggior parte di
altri autori la individuano solo in certi aspetti comportamentali, come ad esempio nei movimenti di stretching-rolling (Patrick, 1982), o nella ciclicità motoria ricorrente durante gli stati di sonno (Robertson, 1985, 1987),
oppure in riferimento al movimento degli occhi e del corpo sempre durante
gli stati di sonno (Pillai, James 1990). Le differenze sessuali sono un’altra
variabile considerata dalla ricerca sperimentale (Almli, Ball, Wheeler,
2001), che dimostra una continuità tra i movimenti pre-natali e perinatali
più evidente nelle femmine che nei maschi, sempre circoscritta agli stati
di sonno.
Nella vita fetale viene prodotto un numero enorme di cellule nervose e
di sinapsi: l’esercizio motorio sembrerebbe essere funzionale perché alcune
parti del sistema nervoso che si manifestano efficaci possano rimanere,
mentre le altre regrediscono. Alcuni movimenti come la rotazione del
capo e gli stiramenti non hanno una funzione durante la vita intrauterina,
ma successivamente, perché necessari per la partecipazione attiva del
bambino durante il parto. Anche nei movimenti non coordinati si possono
individuare caratteristiche funzionali, come ad esempio l’attivazione dei
muscoli estensori e flessori, prodromici di una successiva deambulazione
precoce.
Il movimento ha la funzione di permettere la specializzazione e il consolidamento
anche del midollo spinale, che con l’encefalo controllerà e guiderà
il movimento della vita postnatale. Dunque l’attività motoria serve al
feto per imparare progressive ulteriori capacità di movimenti più organizzati.
Ragionevole è allora considerare quanto la risposta materna possa modulare
tali apprendimenti.
Mentre le caratteristiche dei movimenti fetali e la loro epoca di insorgenza
sembrano stabili, almeno nelle gravidanze fisiologiche, si riscontrano
invece differenze interindividuali nella frequenza dei vari tipi di movimento riscontrabili
in correlazione con le modalità di azioni quotidiane della madre, connesse
principalmente ai ritmi sonno-veglia. La specificità motoria, come per altre
competenze riscontrabili nello sviluppo, definisce le peculiari caratteristiche
che contraddistinguono un feto dall’altro, che potremmo forse, azzardando,
chiamare una sorta di “identità fetale”. Al momento attuale non
conosciamo bene il significato che queste differenze tra un feto e l’altro potranno
avere sulla vita futura del bambino ed in particolare sulle caratteristiche
postnatali del comportamento, tuttavia è
ragionevole supporre che abbiamo una qualche relazione con la successiva
costruzione dell
CRIS type:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
movimenti fetali, gravidanza,comunicazione prenatale, comunicazione motoria , comunicazione emotiva madre-feto,sviluppo neurocomportamentale fetale,
List of contributors:
Cena, Loredana
Book title:
Psicologia Clinica Perinatale per le professioni Sanitarie e Psicosociali. Genitorialità e origine della mente nel bambino . VOLUME 2