Data di Pubblicazione:
2018
Abstract:
ll progetto generativo iniziato con il concepimento (e forse da prima)
prosegue con la gestazione del feto e poi del bambino e il corpo femminile
diventa lo scenario di questo progetto che è intercorporeo con il partner
per il concepimento e intracorporeo con il bimbo per la gestazione: il corpo della donna in gravidanza è un corpo che ne contiene un altro; la madre
durante la gestazione si trova nella condizione di essere una e duplice, un
corpo che ne contiene un altro e che, nello stesso tempo è sé e non sé. La gravidanza si delinea come un processo evolutivo fondamentale nello sviluppo dell’identità femminile: la donna sviluppa una nuova
identità dopo il parto. L’assetto psichico assume profonde modificazioni
che coinvolgono anche il mondo affettivo relazionale: un bambino reale le
cresce nel ventre e uno immaginario prende forma nella sua mente. Durante il periodo della gravidanza possono accentuarsi conflitti, ansie e frustrazioni connesse all’evento, ma è anche un periodo in cui si sviluppano nuove relazioni tra la donna in attesa, il nascituro, il partner e tutto il contesto
relazionale. La gravidanza è una esperienza psicosomatica per eccellenza , attraverso una circolarità tra dimensioni fisiche
e psichiche: da un evento psichico (il desiderio di un figlio) e il rapporto
sessuale (esperienza sia fisica che psichica) prende avvio il processo fisico
della gestazione, la quale, a sua volta, promuove processi mentali (in particolare per la madre di rielaborazione delle proprie esperienze passate e di
progetti e aspettative future) che, a loro volta, hanno ricadute (somatiche)
sull’andamento della gravidanza.Il corpo della donna vive incarnati gli eventi della gestazione. Processi neuropsicobiologici di fallimento del progetto generativo, possono insidiosamente presentarsi in diversi momenti della gestazione: vanno
tenuti in considerazione gli aspetti psichici, interiori, simbolici connessi a
doppia via con i processi biologici della dimensione psicosomatica della
gravidanza.Nei casi di aborto spontaneo e di morte endouterina la donna e il suo
corpo costituiscono lo scenario primario del dramma perinatale. La temporalità in cui avviene il doloroso evento,nelle prime fasi della gestazione o successivamente per morte endouterina, così come in seguito per nascita
prematura o nel periodo neonatale, assumono per la donna significazioni
specifiche, a seconda delle fasi evolutive della gestazione.La corporeità della madre costituisce uno scenario denso di
significati simbolici connessi al corpo femminile come “spazio cavo e corpo saturato e alla
gravidanza come ‘agire’ tra fusione e separazione”: lo “spazio cavo” del
corpo della donna con il concepimento si trasforma in uno spazio saturato,
con una nuova vita che cresce e si sviluppa per i nove mesi di gestazione.
La madre con il suo utero, diventa contenitore che gradualmente si dilata
per assumere la forma e circoscrivere la corporeità del feto che cresce: diventa contenitore fisico e psichico del bimbo, lo protegge in uno spazio fisico e lo contiene in uno spazio mentale.l trauma/dramma della morte endouterina – stillbirth – si colloca
nell’ambito della complessità di questi vissuti e assume connotazioni duplici per la donna: il dolore per la morte del bimbo, e la sofferenza di dover
partorire un bimbo morto. Nell’assistenza ostetrica esistono protocolli su
cui si conviene per l’espletamento del parto, naturale o indotto, ma non c’è
concordanza invece sulla gestione emotiva e comportamentale a livello di
assistenza psicologica: la donna e la coppia sono spesso lasciati soli. Con
la morte del bimbo la donna viene colpita nella sua identità di madre, una
madre non suf
prosegue con la gestazione del feto e poi del bambino e il corpo femminile
diventa lo scenario di questo progetto che è intercorporeo con il partner
per il concepimento e intracorporeo con il bimbo per la gestazione: il corpo della donna in gravidanza è un corpo che ne contiene un altro; la madre
durante la gestazione si trova nella condizione di essere una e duplice, un
corpo che ne contiene un altro e che, nello stesso tempo è sé e non sé. La gravidanza si delinea come un processo evolutivo fondamentale nello sviluppo dell’identità femminile: la donna sviluppa una nuova
identità dopo il parto. L’assetto psichico assume profonde modificazioni
che coinvolgono anche il mondo affettivo relazionale: un bambino reale le
cresce nel ventre e uno immaginario prende forma nella sua mente. Durante il periodo della gravidanza possono accentuarsi conflitti, ansie e frustrazioni connesse all’evento, ma è anche un periodo in cui si sviluppano nuove relazioni tra la donna in attesa, il nascituro, il partner e tutto il contesto
relazionale. La gravidanza è una esperienza psicosomatica per eccellenza , attraverso una circolarità tra dimensioni fisiche
e psichiche: da un evento psichico (il desiderio di un figlio) e il rapporto
sessuale (esperienza sia fisica che psichica) prende avvio il processo fisico
della gestazione, la quale, a sua volta, promuove processi mentali (in particolare per la madre di rielaborazione delle proprie esperienze passate e di
progetti e aspettative future) che, a loro volta, hanno ricadute (somatiche)
sull’andamento della gravidanza.Il corpo della donna vive incarnati gli eventi della gestazione. Processi neuropsicobiologici di fallimento del progetto generativo, possono insidiosamente presentarsi in diversi momenti della gestazione: vanno
tenuti in considerazione gli aspetti psichici, interiori, simbolici connessi a
doppia via con i processi biologici della dimensione psicosomatica della
gravidanza.Nei casi di aborto spontaneo e di morte endouterina la donna e il suo
corpo costituiscono lo scenario primario del dramma perinatale. La temporalità in cui avviene il doloroso evento,nelle prime fasi della gestazione o successivamente per morte endouterina, così come in seguito per nascita
prematura o nel periodo neonatale, assumono per la donna significazioni
specifiche, a seconda delle fasi evolutive della gestazione.La corporeità della madre costituisce uno scenario denso di
significati simbolici connessi al corpo femminile come “spazio cavo e corpo saturato e alla
gravidanza come ‘agire’ tra fusione e separazione”: lo “spazio cavo” del
corpo della donna con il concepimento si trasforma in uno spazio saturato,
con una nuova vita che cresce e si sviluppa per i nove mesi di gestazione.
La madre con il suo utero, diventa contenitore che gradualmente si dilata
per assumere la forma e circoscrivere la corporeità del feto che cresce: diventa contenitore fisico e psichico del bimbo, lo protegge in uno spazio fisico e lo contiene in uno spazio mentale.l trauma/dramma della morte endouterina – stillbirth – si colloca
nell’ambito della complessità di questi vissuti e assume connotazioni duplici per la donna: il dolore per la morte del bimbo, e la sofferenza di dover
partorire un bimbo morto. Nell’assistenza ostetrica esistono protocolli su
cui si conviene per l’espletamento del parto, naturale o indotto, ma non c’è
concordanza invece sulla gestione emotiva e comportamentale a livello di
assistenza psicologica: la donna e la coppia sono spesso lasciati soli. Con
la morte del bimbo la donna viene colpita nella sua identità di madre, una
madre non suf
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Gravidanza, morte endouterina,stillbirth, miscarriage, corpo materno, dramma perinatale,intracorporeità,
Elenco autori:
Cena, Loredana
Link alla scheda completa:
Link al Full Text:
Titolo del libro:
Il futuro dei primi mille giorni di vita. Psicologia Clinica Perinatale : prevenzione e interventi precoci